Roman Polanski rompe il silenzio: richiesta di estradizione ingiusta

Dopo sette mesi di silenzio, dal giorno dell’arresto a Zurigo, Roman Polanski ha voluto rilasciare una lunga dichiarazione a una rivista svizzera per difendersi e dire la sua sulla possibilie estradizione negli USA.
Dal 26 settembre 2009, giorno in cui Roman Polanski è stato arrestato a Zurigo per il reato di violenza sessuale su una minorenne avvenuto trent’anni prima, il regista non aveva mai rilasciato alcuna dichiarazione. Mai, fino a ieri. Polanski ha deciso di parlare a Bernard-Henri Lévy, direttore della rivista svizzera La Règle du jeu: Ho deciso di rompere il silenzio per rivolgermi direttamente a voi, senza intermediari e con parole mie, spiega all’inizio della sua lunga dichiarazione.
Il regista si difende da diverse accuse che gli vengono rivolte, prima tra tutte quella di essere scappato dagli Stati Uniti per non scontare la condanna: 33 anni fa mi sono dichiarato colpevole, ho scontato, nella prigione dei criminali di reati comuni di Chino, e non in una prigione di Vip, una pena che doveva ricoprire la totalità della mia condanna. Quando sono uscito dal carcere, il giudice ha cambiato idea e ha preteso che a Chino non avessi scontato l’intera condanna; è tale cambiamento radicale di posizione che ha motivato la mia partenza dagli Stati Uniti, dice Polanski.
Il regista elenca tutti le ragioni per cui non può più restare in silenzio e dice la sua sulla decisione delle autorità americane di rifiutare la condanna in contumacia, e la richiesta della stessa vittima di abbandonare il procedimento contro Polanski, per non rivivere ancora lo stesso tormento di 30 anni fa.
Alla fine della sua autodifesa, che è possibile leggere integralmente sul sito de La Règle du Jeu, Roman Polanski si augura che la Svizzera riconosca che questa domanda di estradizione non si basa su alcuna giustificazione legale.
Il desiderio più grande del regista di splendidi film, tra cui l’ultimo L’uomo nell’ombra? Ritrovare la pace, riunirmi alla mia famiglia, e vivere libero nel paese dove sono nato-conclude.
lun 03/05/2010 da Valentina Gerig




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