Oscar 2012: i 9 film stranieri ancora in gara, fuori Terraferma di Crialese
Sono stati resi noti i 9 film stranieri ancora in gara agli Oscar 2012, Terraferma di Crialese è fuori: ricordiamo che fra questi verrà selezionata la cinquina dei finalisti, i cui nomi verranno annunciati durante una cerimonia solo martedì 24 gennaio alle 17,30, ora locale però, il che vuol dire che in Italia saranno le 2,30 del mercoledì, colpa del fuso orario. Mentre si attende ansiosi la cerimonia dei Premi Oscar veri e propri, che avverrà il 26 febbraio, intanto destano stupore non tanto i film scelti, quanto piuttosto gli illustri esclusi, film su cui i rispettivi paesi riponevano molto speranze.
La lista iniziale dei film stranieri candidati all’Oscar era composta da 63 pellicole. Fra i celebri esclusi vale la pena di ricordare ‘Et Maintenant, on va où?’ di Nadine Labaki, vincitore del Premio del Pubblico al Festival di Toronto, ‘Le Havre’ di Ali Kaurismaki e ‘Once upon a time in Anatolia’ di Nuri Bilge Ceylan, il quale era anche stato premiato dalla giuria di Cannes.
Ora permetteteci un po’ di campanilismo, dedichiamo un breve pensiero a ‘Terraferma‘ di Emanuele Crialese, il film che avrebbe dovuto rappresentare l’Italia a questi Oscar 2012, ma che non ha superato le dure selezioni dell’Academy. La pellicola era piaciuta alla Giuria di Venezia 2011, ma si sa, gli americani sono fatti di un’altra pasta. Diciamo che l’Italia non è molto fortunata agli Oscar: l’ultima candidatura italiana risale al lontano 2006, quando ‘La bestia nel cuore’ di Cristina Comencini riuscì ad essere candidato. E non parliamo dell’ultimo film italiano che è riuscito ad aggiudicarsi l’ambita statuetta: qui dobbiamo risalire la corrente fino al 1999, con ‘La vita è bella’ del mitico Roberto Benigni.
E dopo aver pianto sui film esclusi dagli Oscar 2012, andiamo invece a dare uno sguardo a quelli che sono ancora in gara:
A Separation, Asghar Farhadi (Iran): si tratta della pellicola vincitrice come miglior film straniero ai Golden Globe. E’ la storia di Nader e Simin, una coppia che finalmente ha ottenuto il visto per lasciare l’Iran. Nader non vuole partire per non abbandonare il padre malato, Simin allora chiede il divorzio per riuscire partire lo stesso con la figlia e va a vivere da sua madre. Nader nel frattempo è costretta ad assumere una donna che lo aiuti a curare il padre, ma non sa che è incinta e che lavora senza il permesso del marito. Guai in vista
Bullhead, Michael R. Roskam (Belgio): gli incubi del passato e l’uomo che gli ha rovinato la vita tornano a tormentare il nostro protagonista, uomo dedito al traffico degli ormoni di bestiame e appartenente alla mafia belga
Footnote, Joseph Cedar (Israele): Elezier e Uriele sono padre e figlio. Entrambi sono docenti alla Hebrew University e vogliono vincere il Premio Israele. Uriel, da bravo figlio, fa in modo che sia il padre a vincerlo, ma il dramma è in vista: una segretaria distratta comunica ad Elezier che ha vinto il premio, ma si tratta di un errore: è Uriel il vero vincitore. Da questo momento i rapporti fra i due si fanno un po’ tesi
In Darkness, Agnieszka Holland (Polonia): Leopold Socha è un operaio addetto alle fogne che vive in una città polacca occupata dai nazisti. L’incontro con un gruppo di ebrei in fuga dal ghetto gli cambierà la vita: prima li nasconde per soldi, ma poi ne diventa amico e difensore
Monsieur Lazhar, Philippe Falardeau (Canada): Bachir Lazar è un immigrato algerino che va ad insegnare in una scuola elementare al posto di un altro insegnante che si è suicidato proprio nella sua aula. Ai bambini viene imposto di non parlare di ciò che è successo: la speranza è quella che il tempo mitighi lo shock. Ma Lazar non è dello stesso parere. Il film è un adattamento cinematografico di una pièce teatrale di Evelyne de la Cheneliere, autrice canadese
Omar Killed Me, Roschdy Zem (Marocco): nella cantina di una villa viene trovato il cadavere di una donna. Una frase scritta con il sangue della stessa vittima accusa Omar Raddad, giardiniere della vittima: ‘Omar mi ha uccisa’. Qualche giorno dopo Omar viene messo in carcere e condannato a 18 anni per l’omicidio. Peccato che non ci siano prove a suo carico
Pina, Wim Wenders (Germania): in origine questa pellicola era un documentario, nato da un’idea di collaborazione fra il regista e Pina Bausch, grandi amici dagli anni Settanta. Tuttavia il progetto non andò in porto, a causa della morte improvvisa della Bausch nel 2009. Così Wenders ha pensato di trasformare in un film il ricordo dekka coreografa del Tanztheater Wuppertal
Superclásico, Ole Christian Madsen (Danimarca): Christian è il proprietario di un negozio di vini a Copenaghen. Vive separato dalla moglie Anna, agente sportiva, la quale è emigrata in Argentina con il suo nuovo compagno, un calciatore ovviamente. Quando Christian apprende che la ex moglie sta per risposarsi, si imbarca subito su un aereo per cercare di riconquistarla
Warriors of the Rainbow: Seediq Bale, Wei Te-sheng (Taiwan): fra il 1895 e il 1945 Taiwan era una colonia giapponese abitata però dai cinesi e dai discendenti delle tribù aborigene. Siamo nel 1930, Mouna Rudo, leader di una di queste tribù, forma una coalizione per organizzare una rivolta contro i giapponesi: la ribellione avviene durante una celebrazione sportiva. Aviazione giapponese e gas velenosi pongono fine all’eroico gesto
gio 19/01/2012 da Manuela Chimera in Emanuele Crialese, Terraferma.

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