La piel que habito: Pedro Almodovar parla del film

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Pedro Almodovar

Il lavoro più duro e difficile che abbia mai fatto, il mio debutto nell’orrore. Non ci sono urla e massacri, la violenza è psicologica. E’ un miscuglio di noir, horror, fantascienza, ma non rispetta nessuna regola di genere, con queste parole Pedro Almodovar ha parlato de La pelle in cui vivo, titolo italiano di La piel que habito, il suo ultimo lavoro cinematografico. Data per certa alla prossima edizione del Festival di Cannes, la pellicola uscirà nelle sale a novembre prossimo. Tratto da Tarantola, un romanzo dello scrittore francese Thierry Jonquet, il film è stato girato in 10 settimane ed è costato qualcosa come 10 milioni di dollari. Il suo libro mi ha affascinato, è un materiale del tutto nuovo rispetto a quello maneggiato finora, ha sottolineato Almodovar.

Al centro del plot la storia di Legard un chirurgo plastico di successo, ma anche esecutore di una vendetta sull’uomo che ha violentato la figlia 16enne rendendola pazza incurabile. Per questo ruolo il regista spagnolo ha chiamato Antonio Banderas, ventidue anni dopo il loro ultimo film insieme.

Dal momento in cui Antonio è entrato nel mio ufficio è stato come se avessimo appena finito di girare Legami!. L’ho voluto con me perché è perfetto per interpretare un personaggio sociopatico: Antonio, all’età di cinquant’anni, ha saputo calarsi alla perfezione in quei panni. L’ho voluto anche perché, esplorando nuove strade, con lui sapevo di andare sul sicuro, ha rivelato Almodovar.

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