Jane Eyre 2011, un film su una precaria bruttina del 1820

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Jane Eyre precaria bruttina del 1820

Vi siete mai accorti che Jane Eyre, protagonista dell’omonimo romanzo di Charlotte Bronte, recentemente riportata sullo schermo da Cary Fukunaga, non è altro che una precaria? Sono molti gli elementi che accomunano la sua situazione a quella di molti giovani italiani dei giorni nostri e sono messi bene in evidenza nella trasposizione cinematografica in uscita il 7 ottobre e interpretata da Mia Wasikowska, Michael Fassbender.

Partiamo con delle chiare e semplici premesse:
 

  • La sottoscritta adora i film in costume, ha letto il romanzo di Charlotte Bronte e ha visto e apprezzato la trasposizione cinematografica di Zeffirelli del 1996;
  • La versione di Jane Eyre di Cary Fukunaga è lenta, soprattutto per chi conosce già la storia. Ma lenta lenta. Tanto lenta che ti dà il tempo di riflettere sulla tua vita da precaria e – ma guarda un po’ – trovare analogie con la vicenda di Jane Eyre.

Abbandonata dalla sua famiglia in un collegio femminile che le fornisce un’ottima istruzione, Jane Eyre non ha altre possibilità che diventare l’educatrice di una bambina. In qualità di insegnante privata precaria, la povera Jane dimostra di soddisfare le seguenti caratteristiche:
 

  • Non ha diritto a ferie, tanto è vero che per assentarsi per la malattia della zia ha bisogno di chiedere il permesso;
  • Ha degli stipendi arretrati che non le sono stati pagati (ben 30 sterline);
  • Alla richiesta di pagamento degli arretrati, riceve solo un terzo di quanto le è dovuto. Si tratta di un chiaro escamotage del suo datore di lavoro per renderla ancora più dipendente;
  • Se il suo datore di lavoro dovesse sposarsi, non avrebbe più bisogno di lei e quindi da un giorno all’altro sarebbe costretta a trovarsi un altro impiego.

Come se non bastasse è bene menzionare anche il fatto che Jane Eyre riceve delle avances sul posto di lavoro e viene presa in giro per il suo impiego umile e sottopagato da persone socialmente più fortunate di lei che non hanno fatto nulla per meritare la loro condizione privilegiata.

La critica ovviamente non è al film di Cary Fukunaga – che però è lento! L’ho già detto che è lento? – o al romanzo della Bronte, che inevitabilmente rispecchiano la condizione reale di una ragazza bruttina e sfortunata del 1820, ma alla situazione italiana attuale. Possibile che sia davvero così facile paragonare la vita dei precari a quella di un’educatrice inglese di due secoli fa? Riflettete, gente, riflettete!

Jane Eyre di Cary Fukunaga, scene dal film

mer 05/10/2011 da Giulia Zannoni in Jane Eyre.

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