Il principe del deserto: ne parlano Jean-Jacques Annaud e Tahar Rahim

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‘Il Medio Oriente è da sempre diviso, è popolato da moltissime tribù, e la caduta di un leader non basta per placare il dibattito tra la modernità e la tradizione. Questo ci fa capire quanto questo film sia a-temporale e quanto la storia che racconta sia valida ancora oggi’. Con queste parole il regista Jean-Jacques Annaud ha presentato a Roma il suo ultimo film, Il principe del deserto, storia di un giovane erede al trono di un sultano (Tahar Rahim, già acclamato protagonista de Il profeta), diviso tra il padre biologico (Mark Strong) e colui che lo ha cresciuto (Antonio Banderas).

Il principe Auda è il secondogenito del sultano. Molto diverso dall’impetuoso fratello, trascorre la maggior parte delle giornate sui libri e non sembra avere alcun interesse per la battaglia. Questo suo atteggiamento lo fa notare però dalla principessa Leyla (sì, come quella di Guerre Stellari), interpretata dalla bellissima Freida Pinto. Il personaggio di Leyla, figlia dell’Emiro Nesib, ben rappresenta la condizione della donna nel mondo arabo: ricca ma prigioniera, nella sua cella dorata che si chiama harem ed è arredata con cuscini e stoffe pregiate, ma pur sempre chiusa tra quattro mura. Nessun uomo, oltre suo marito e suo padre, potrà mai guardarla in volto. Leyla viene attirata dalla sensibilità di Auda.

‘Mi sono reso conto che nello script potevo individuare molte chiavi per interpretare il mio personaggio’, ha dichiarato Rahim. ‘Auda è un uomo bloccato sui libri, che riesce a superare questa fase e si scopre stratega, soldato e leader carismatico. Dove avevo dubbi, mi sono rivolto a Jean-Jacques che mi ha aiutato molto’.

Sul set l’attore ha avuto un incidente: ‘Non è affatto facile andare a cavallo, figuriamoci a cammello, mi sono allenato per più di un mese a intervalli regolari. Si crede di saper andare a cavallo, ma poi ci si rende conto che non è certo uno scooter. Un giorno sono caduto: il cavallo è stato sorpreso da un’esplosione e non ho saputo più dominarlo. La caduta che vedete alla fine del film è reale’.
Annaud è stato preoccupatissimo: ‘Ho pensato di aver ucciso il mio attore principale. Lo abbiamo portato in ospedale e solo un’ora e mezza dopo mi hanno assicurato che stava bene. È stata la peggior giornata sul set’. Infine i due si sono accordati per trarre vantaggio dall’incidente: nelle ultime scene Tahar non finge di zoppicare, lo fa davvero.

Il principe del deserto uscirà nelle sale italiane il 23 dicembre, distribuito da Eagle Pictures in circa 300 copie. In verità Annaud non raggiunge i livelli di film precedenti come Sette anni in Tibet o Il nemico alle porte: la narrazione procede lenta e prolissa e la sceneggiatura non riesce a interessare il lettore a storie troppo lontane. Nonostante lo spunto politico-economico che si poteva sfruttare meglio, quello dell’oro nero che dava il titolo originale al film, lo script non è abbastanza coraggioso e graffiante.

Rimane la domanda che tutti i popoli arabi ancora oggi si fanno, in bilico tra modernità e tradizione: interpretando nei mille modi possibili il Corano quale delle due è la direzione da seguire?

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